I Look at You, You Look at Me
Galleria Gallerati - Roma
6 Marzo 2010
“I look at you… You look at me… è una mostra di fotografia incentrata sulla flessibilità e dinamicità dello sguardo nelle sue diverse inquadrature e punti di vista. Se per Adorno e Cézanne l’opera d’arte si trova nello sguardo, con I look at you… You look at me… si tenta di estremizzare tale aspetto collocando lo spettatore in questa intersezione, nella propriamente detta ‘visione della rappresentazione’. Manuel Colombo (1972), Elisa Girelloni (1983) e Ramona Zordini (1983) hanno lavorato a lungo sui loro scatti dando vita a una collettiva dall’aspetto inusitato: fotografandosi l’un l’altro in un gioco di raffigurazioni specchianti.
L’evento espositivo è di tipo sperimentale, in quanto coesistono due dialoghi paralleli: il primo che si svolge tra gli autori nello spazio bidimensionale della rappresentazione, l’altro nello sconfinamento dell’immagine all’interno della galleria, dove si sviluppa un processo alternativo grazie all’intervento curatoriale. Il corpo è il mezzo con cui gli autori designano una superiorità linguistica volta a trasformare l’esperienza in immagine: si assiste a un’estetica espansiva. Ho notato che questo progetto impone riflessioni sui ruoli nell’arte, in particolar modo nella fotografia artistica: è qui rivisitato il ruolo dell’autore, del soggetto, dell’osservatore e, perché no, del curatore stesso.
Pronti a enunciare le loro divergenze stilistiche e metodiche, i fotografi interpretano alcune categorie di persone vestendo le incertezze e le insicurezze dell’uomo contemporaneo. Le immagini derivano da una meditazione nella costruzione scenografica del set scelto: in Girelloni con un tempo lungo e sospeso in ambientazioni esterne, in Zordini e Colombo con un tratteggio formale massiccio della linea corporea marcata con insistenza su uno sfondo volutamente nero ricreato in interni. Gli autori diventano, in questo progetto, attori dell’altro, annullando la passività della fotografia, che viene pensata e lavorata collettivamente. La chiara affermazione dell’Io preme ad affermare la fisicità della propria esistenza vitale: con la mimica dialettica del proprio ruolo all’interno della rappresentazione. Si nota una nobile restituzione all’arte di un dignitoso aspetto lavorativo solidificato dal sincero cammino della ricerca collettiva.”
(Geoffrey Di Giacomo)
6 Marzo 2010
“I look at you… You look at me… è una mostra di fotografia incentrata sulla flessibilità e dinamicità dello sguardo nelle sue diverse inquadrature e punti di vista. Se per Adorno e Cézanne l’opera d’arte si trova nello sguardo, con I look at you… You look at me… si tenta di estremizzare tale aspetto collocando lo spettatore in questa intersezione, nella propriamente detta ‘visione della rappresentazione’. Manuel Colombo (1972), Elisa Girelloni (1983) e Ramona Zordini (1983) hanno lavorato a lungo sui loro scatti dando vita a una collettiva dall’aspetto inusitato: fotografandosi l’un l’altro in un gioco di raffigurazioni specchianti.
L’evento espositivo è di tipo sperimentale, in quanto coesistono due dialoghi paralleli: il primo che si svolge tra gli autori nello spazio bidimensionale della rappresentazione, l’altro nello sconfinamento dell’immagine all’interno della galleria, dove si sviluppa un processo alternativo grazie all’intervento curatoriale. Il corpo è il mezzo con cui gli autori designano una superiorità linguistica volta a trasformare l’esperienza in immagine: si assiste a un’estetica espansiva. Ho notato che questo progetto impone riflessioni sui ruoli nell’arte, in particolar modo nella fotografia artistica: è qui rivisitato il ruolo dell’autore, del soggetto, dell’osservatore e, perché no, del curatore stesso.
Pronti a enunciare le loro divergenze stilistiche e metodiche, i fotografi interpretano alcune categorie di persone vestendo le incertezze e le insicurezze dell’uomo contemporaneo. Le immagini derivano da una meditazione nella costruzione scenografica del set scelto: in Girelloni con un tempo lungo e sospeso in ambientazioni esterne, in Zordini e Colombo con un tratteggio formale massiccio della linea corporea marcata con insistenza su uno sfondo volutamente nero ricreato in interni. Gli autori diventano, in questo progetto, attori dell’altro, annullando la passività della fotografia, che viene pensata e lavorata collettivamente. La chiara affermazione dell’Io preme ad affermare la fisicità della propria esistenza vitale: con la mimica dialettica del proprio ruolo all’interno della rappresentazione. Si nota una nobile restituzione all’arte di un dignitoso aspetto lavorativo solidificato dal sincero cammino della ricerca collettiva.”
(Geoffrey Di Giacomo)



















