Ritratti al Sapor di Caffè
Quando il caffè diventa armonia…
“Ritratti al Sapor di Caffè” è l’inedita serie che Manuel Colombo ha realizzato girando l’Italia e fotografando persone appartenenti a vari ceti sociali e culturali.
Colombo stabilisce un contatto breve ma intensamente vissuto con il soggetto, il quale vive con disincanto l’operazione artistica di fronte ad un caffè.
Lo sguardo è apparentemente disorientato e marca i volti privi di costruzione a priori identificando lo stile personale e revocando il ritratto di posa; la macchina fotografica sembra sparire come nella fotografia di Barbara Klemm.
In questo senso l’artista, padrone della tecnica fotografica e attento osservatore, palesa una volontà a soccombere ogni forzatura destabilizzante del contenuto.
La naturale e spontanea analisi del movimento, effettuata dall’artista in modo da seguire lo sguardo di chi è fotografato, esteriorizza le diverse personalità che accendono un discorso visivo alterno a favore di una metodologia sperimentale.
Egli ricerca infatti nel soggetto una concentrazione di particolari ingranditi e estesi mostrando la singolarità e il vero, annullando così l’idea del ritratto statuario come perfezione formale di una bellezza invece falsa e forzata.
Geoffrey Di Giacomo
“Ritratti al Sapor di Caffè” è l’inedita serie che Manuel Colombo ha realizzato girando l’Italia e fotografando persone appartenenti a vari ceti sociali e culturali.
Colombo stabilisce un contatto breve ma intensamente vissuto con il soggetto, il quale vive con disincanto l’operazione artistica di fronte ad un caffè.
Lo sguardo è apparentemente disorientato e marca i volti privi di costruzione a priori identificando lo stile personale e revocando il ritratto di posa; la macchina fotografica sembra sparire come nella fotografia di Barbara Klemm.
In questo senso l’artista, padrone della tecnica fotografica e attento osservatore, palesa una volontà a soccombere ogni forzatura destabilizzante del contenuto.
La naturale e spontanea analisi del movimento, effettuata dall’artista in modo da seguire lo sguardo di chi è fotografato, esteriorizza le diverse personalità che accendono un discorso visivo alterno a favore di una metodologia sperimentale.
Egli ricerca infatti nel soggetto una concentrazione di particolari ingranditi e estesi mostrando la singolarità e il vero, annullando così l’idea del ritratto statuario come perfezione formale di una bellezza invece falsa e forzata.
Geoffrey Di Giacomo












































































